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Macchine come noi?

la sfida dell'intelligenza artificiale
ultimo aggiornamento: 17/3/2007
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intelligenza artificiale debole

Vi sono sempre state obiezioni alla tesi secondo la quale le macchine possono pensare.
Secondo l’obiezione radicale i computer si comportano come se fossero intelligenti, ma in realtà seguono procedure meccaniche, senza capire quello che fanno, poiché sono privi di coscienza.
Infatti secondo questa obiezione siamo noi a dare un significato alle risposte che ci danno i computer.

Vi sono poi altri due tipi di obiezioni radicali.

Il primo tipo si ispira ad alcuni temi della filosofia di Heidegger. Winograd e Flores si sono interessati alla critica heideggeriana alla distinzione operata dalla filosofia tra mondo esterno oggettivo e fenomeni mentali soggettivi e la conseguente critica sia alle posizioni semplicemente oggettivistiche sia a quelle semplicemente soggettivistiche. L’interpretazione e la comprensione delle realtà sono considerate da Winograd e Flores attività che non possono essere separate dal vivere nella e dentro la realtà. Questo è un punto di vista decisamente diverso da quello dell’Intelligenza Artificiale.
Agli attuali calcolatori, dotati di programmi di tipo computazionale, mancherebbe proprio la comprensione intuitiva che caratterizza gli uomini, infatti un comportamento intelligente è legato alla capacità di interagire con gli altri.
L’idea dei ricercatori di Intelligenza Artificiale di riprodurre l’intelligenza con algoritmi meccanici e simboli astratti potrà avere successo in ambienti molto ristretti e delimitati ma non in ambienti reali. Anche gli illustri ricercatori di Intelligenza Artificiale dopo anni di ricerche hanno dovuto accettare l’attuale impossibilità di simulare sul calcolatore il buon senso delle persone umane e hanno trovato gravi difficoltà a escogitare procedure euristiche in ambienti non ristretti e delimitati.

Un secondo tipo di obiezione è basato su alcune riflessioni tipiche della filosofia del linguaggio ed è stato formulato da Searle con una specie di test.
L’argomentazione di Searle si basa sull’osservazione che gli attuali computer, che imitano comportamenti intelligenti attraverso la manipolazione di simboli astratti, non hanno una reale comprensione del significato di quei simboli, cosa possibile solo alla mente umana, quindi i computer non si possono considerare delle menti, cioè vuol dire che non pensano.
Questa seconda obiezione ha in comune con la precedente critica “heideggeriana” il riferimento a una intenzionalità, caratteristica della mente umana e dei cervelli biologici non riconducibile agli algoritmi simbolici e quindi preclusa agli attuali computer.
A differenza della posizione di Winograd e Flores, Searle non esclude che in futuro si potranno costruire macchine pensanti, ma esclude che con i metodi attuali si possa far pensare una macchina.

"The question is not whether intelligent machines can have emotions, but whether machines can be intelligent without any emotions" Minsky, The Society of Mind