Istituto di Istruzione Superiore Statale Italo Calvino

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Perché «Italo Calvino»

Riportiamo qui parte del discorso pronunciato dalla Professoressa Silvia Mollo, docente di Italiano e Latino, in occasione dell'Intitolazione dell'Istituto.

La proposta di questa intitolazione è stata avanzata autonomamente da diverse componenti ( un gruppo di insegnanti del Liceo e dell’Istituto Tecnico Commerciale, dell’Agrario di Noverasco e dei genitori riuniti nell’Assemblea dei Genitori ).
Non era semplice abbandonare la vecchia denominazione, legata ad una figura di indiscusso prestigio morale, come quella di Salvador Allende, denominazione con la quale molti di noi conservano un legame affettivo e di memoria di tanti anni di lavoro. D’altra parte era inevitabile che con il raggiungimento dell’autonomia l’istituto di Rozzano dovesse cambiare nome per evitare fastidiose confusioni e sovrapposizioni con la sede di piazzale Abbiategrasso.
Che la scelta non fosse facile lo dimostra il lungo iter di consultazioni di tutte le componenti della scuola ( docenti, non-docenti, allievi, genitori ), anche perché si trattava di legare il destino della nostra scuola al nome di un personaggio che non ingenerasse omonimie con altri isituti di Milano e dintorni e nello stesso tempo fosse significativo, potesse essere sentito come proprio da tutti gli indirizzi di studio del nostro istituto, così particolare per la presenza di un indirizzo agrario.La proposta di Italo Calvino ha prevalso per la singolarità della sua figura di intellettuale e scrittore, che sembrava rispondere a questa esigenza meglio di altre.
Innanzitutto la sua origine familiare: era figlio di due illustri botanici, il padre insegnò alla facoltà di Agraria di Torino fino alla fine degli anni trenta. Egli nacque nel 1923 a Santiago de Las Vegas a Cuba, proprio perché il padre vi dirigeva una stazione sperimentale di agricoltura. Si trasferì a due anni in Liguria a Sanremo, dove suo padre e sua madre si occupavano di acclimatazione di piante esotiche, di floricoltura, di frutticoltura e di genetica. Anche Calvino si iscrisse in un primo tempo alla facoltà di agraria nel 1941.
Come lo scrittore stesso rivela in un’intervista concessa nel 1984, un anno prima della sua morte, le persone che frequentavano la sua casa appartenevano soprattutto al mondo scientifico o tecnico dell’agricoltura e della sperimentazione agraria.
Per la sua formazione letteraria fu determinante il clima culturale, spiccatamente scientifico, che lo circondò fin dall’infanzia.
La sua figura di letterato è infatti strettamente legata alla scienza sia per la sua cultura scientifica, insolita in un letterato, sia perché dedicò una costante attenzione al dibattito epistemologico del nostro secolo, accettando le conclusioni del pensiero contemporaneo, che ammette l’esistenza di molti sistemi conoscitivi, di metodi di indagine autonomi.
Proprio in questo contesto Calvino ha cercato il ruolo della letteratura, ne ha individuatole specifiche capacità di conoscenza all’interno di un sistema di saperi che usano altri strumenti, assegnando alla letteratura il compito di essere coscienza del molteplice e di “stare in mezzo ai linguaggi diversi e tener viva la comunicazione tra essi”.
Calvino mette dunque la scienza in stretta relazione con la letteratura, usando la scienza come strumento per guardare il presente e cercare di capirlo meglio da prospettive anche non consuete.
Ad esempio in opere come “Le cosmicomiche” e “Ti con zero” l’invenzione fantastica attinge direttamente alle teorie della biologia, della fisica, della genetica, della cosmogonia.
Anche nella lingua letteraria un aspetto che ritroviamo in tutte le sue opere è la precisione analitica del linguaggio, una lingua precisa, che, pur non rinunciando agli strumenti della lingua letteraria, impara dalla scienza il valore dell’esattezza.
Per tutti i motivi sopra illustrati e per la dimensione moderna ed europea della sua cultura è parso che il nome di Calvino potesse rappresentare non solo i diversi indirizzi, umanistico, scientifico e tecnico del nostro istituto, ma anche simboleggiare il principio formativo e culturale a cui si ispirano tutti coloro che operano in questa scuola e che la caratterizza, quello di lavorare “per una cultura globale, per un’immagine di cultura come tutto unitario, di cui fa parte ogni aspetto del conoscere e del fare”, rifiutando l’incomunicabilità specialistica, per concludere ancora con le parole di Calvino.

elaborazione grafica del ritratto di Calvino, opera del professor Nello Colavolpe
elaborazione grafica del ritratto di Calvino
opera del prof. Nello Colavolpe

ultimo aggiornamento: 13 febbraio 2005