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Brinda alla vita!

A scuola di sicurezza al volante - A Noverasco i prof sono della Cri - «BRINDA alla vita»: si chiude domani il corso organizzato dalla Cri del Sud Milano al liceo Calvino di Noverasco. Si tratta di un progetto sulla sicurezza stradale rivolto ai giovani dai 13 ai 30 anni per spiegare gli effetti e i rischi : legati all’alcol. Dopo un ciclo durato un anno, la Cri collaborerà con le scuole di Opera, Basiglio, Rozzano e Pieve

A scuola di sicurezza al volante – A Noverasco i prof sono della Cri
«BRINDA alla vita»: si chiude domani il corso organizzato dalla Cri del Sud Milano al liceo Calvino di Noverasco. Si tratta di un progetto sulla sicurezza stradale rivolto ai giovani dai 13 ai 30 anni per spiegare gli effetti e i rischi : legati all’alcol. Dopo un ciclo durato un anno, la Cri collaborerà con le scuole di Opera, Basiglio, Rozzano e Pieve.

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Crozza a Sanremo

Due giorni fa c’è stata la prima puntata del festival di Sanremo al teatro Ariston, con milioni di telespettatori che hanno guardato la trasmissione. Si è verificato un incremento del 49% degli sharers nel momento dell’esibizione del noto comico satirico del panorama italiano, Maurizio Crozza.

Una piccola premessa: a differenza delle precedenti edizioni del festival, l’atmosfera era animata dai presentatori Luciana Littizzetto  e Fabio Fazio. E già questo fa pensare che il festival non si concentri solamente sulla musica ma che dia uno spazio alla critica della politica italiana, in un periodo che coincide proprio con le campagne elettorali.

Crozza nei panni del Berlusca

A dare un’ulteriore impronta satirica al festival ha contribuito Crozza, con le sue imitazioni di vari politici di spicco in questo momento.Dopo l’imitazione di Berlusconi si sono sentite urla e insulti provenienti da alcuni elementi del pubblico, che invitavano il comico a lasciare il palco e ad evitare di trattare la politica in un ambiente del genere, in quanto ritenuto inappropriato. Fazio ha aiutato il comico a riprendere la sua esibizione, chiedendo la cortesia al pubblico di rispettarla.

L’episodio ha scatenato forti discussioni soprattutto in rete e in alcuni programmi televisivi. Ora noi ci chiediamo, secondo voi l’intervento di Crozza è da considerarsi propaganda politica oppure una semplice satira? Innanzitutto non si tratta di un comico che critica un singolo partito, e ne ha dato la dimostrazione nei momenti successivi all’episodio come in tutte le sue esibizioni in TV, perciò noi crediamo che la sua esibizione non abbia nulla per cui possa essere contestata. Voi cosa ne pensate? Aspettiamo critiche e commenti in merito.

Riccardo Cannistrà e Federico Minoldo.

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Il Presidente ed i giovani

Dal Messaggio di fine anno del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, Palazzo del Quirinale, 31/12/2012

Sta per iniziare un anno ancora carico di difficoltà. Non ci nascondiamo la durezza delle prove da affrontare, ma abbiamo forti ragioni di fiducia negli italiani e nell’Italia. Più di un anno fa dissi a Rimini : si è nel passato parlato troppo poco “il linguaggio della verità”. Ma avere e dare fiducia “non significa alimentare illusioni, minimizzare o sdrammatizzare” i dati più critici della realtà : si recupera fiducia “guardandovi con intelligenza e con coraggio. Il coraggio della speranza, della volontà e dell’impegno”.

Ebbene, penso che una maturazione in questo senso ci sia stata, specialmente tra i giovani. Sono loro che hanno più motivi per essere aspramente polemici, nel prendere atto realisticamente di pesanti errori e ritardi, scelte sbagliate e riforme mancate, fino all’insorgere di quel groviglio ed intreccio di nodi irrisolti che pesa sull’avvenire delle giovani generazioni. I giovani hanno dunque ragioni da vendere nei confronti dei partiti e dei governi per vicende degli ultimi decenni, anche se da un lato sarebbe consigliabile non fare di tutte le erbe un fascio e se dall’altro si dovrebbero chiamare in causa responsabilità delle classi dirigenti nel loro complesso e non solo dei soggetti politici.

E che dire poi dell’indignazione che suscitano la corruzione in tante sfere della vita pubblica e della società, una perfino spudorata evasione fiscale o il persistere di privilegi e di abusi – nella gestione di ruoli politici ed incarichi pubblici – cui solo di recente si sta ponendo freno anche attraverso controlli sull’esercizio delle autonomie regionali e locali?Importante è che soprattutto tra i giovani si manifesti, insieme con la polemica e l’indignazione, la voglia di reagire, la volontà di partecipare a un moto di cambiamento e di aprirsi delle strade. Perché in fondo quel che si chiede è che si offrano ai giovani delle opportunità, ponendo fine alla vecchia pratica delle promesse o delle offerte per canali personalistici e clientelari. E opportunità bisogna offrire a quanti hanno consapevolezza e voglia di camminare con le loro gambe : bisogna offrirle soprattutto attraverso politiche pubbliche di istruzione e formazione rispondenti alle tendenze e alle esigenze di un più avanzato sviluppo economico e civile.
Prospettare una visione per il futuro delle giovani generazioni e del paese è importante fin da ora, senza limitarsi ad attendere che nella seconda metà del 2013 inizi una ripresa della crescita in Italia e adoperandosi perché si concretizzi e s’irrobustisca.

Testo integrale del messaggio.

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Bacone: la scienza e la società ideale

Francesco Bacone visse tra il 1561 e il 1626. Fu una personalità decisiva nella nascita del pensiero scientifico moderno. Non contribuì direttamente alla realizzazione delle numerose scoperte del Seicento, ma fu importante per la sua concezione innovativa della scienza.

Proponeva una stretta collaborazione tra le arti liberali (il sapere teorico) e le arti meccaniche (il sapere tecnico): un sapere collettivo, in continuo progresso, teso a scoprire i processi della natura.

Edizione de La nuova Atlantide del 1628 - frontespizio

Edizione de La nuova Atlantide del 1628 – frontespizio

Secondo me è interessante soffermarsi sulla sua opera utopistica, La Nuova Atlantide. Il libro non presenta i temi tipici delle tradizionali opere di utopia politica (la migliore forma di governo, il ruolo delle magistrature, la funzione della nobiltà, l’educazione del principe). Si può invece meglio definire come un’opera di messianismo profetico, di sociologia utopistica o, per utilizzare un termine più corretto ai giorni nostri, di futurologia.

Bacone colloca la sua comunità ideale nell’isola di Bensalem. Essa è caratterizzata da tolleranza nei confronti di ogni religione (anche se c’è una fede ufficialmente professata, quella cristiana), da un alto tenore di vita, da ricchezza e benessere diffuso (evidente nelle cerimonie e nelle festività, celebrate sempre con solennità). Di conseguenza è presente una comune serenità e concordia civile tra tutti gli abitanti, che tra di loro assumono un comportamento generoso, cortese e rispettoso. Inoltre a Bensalem è ritenuta fondamentale l’austerità dei costumi e l’integrità degli abitanti. A ciò è dovuta la condanna della prostituzione, dell’omosessualità e di ogni genere di comportamento dissoluto attraverso l’applicazione di rigide norme morali.

Infine la comunità descritta da Bacone concepisce il matrimonio come un vincolo esclusivamente monogamico, che ha come scopo la procreazione e implica una pena ereditaria nel caso venga contratto senza il consenso dei genitori.

Un altro tema importante, anzi il principale, trattato dal filosofo ne La Nuova Atlantide è il rapporto tra scienza e politica. Infatti nella civiltà ideale di Bacone agli scienziati viene affidata una funzione specifica: essi vivono separati dal potere politico e dal resto dei cittadini e lavorano in solitudine, in luoghi tranquilli dove possono sviluppare ricerche e scoperte scientifiche. Inoltre gli scienziati possono decidere se le scoperte realizzate debbono essere rese note o meno al resto degli abitanti di Bensalem e, nel caso vengano nascoste ad essi, se possono essere rivelate agli organismi politici o tenute segrete anche a questi ultimi. Infatti, per Bacone, anche in una società così pacifica bisogna cautelarsi sull’eventuale uso indiscriminato e pericoloso che il potere pubblico potrebbe fare delle ricerche tecnologiche. Il filosofo inglese poi, oltre a porre una distinzione netta tra attività scientifica e politica, separa fortemente l’ambito della religione dalla scienza, affermando che solo l’etica e la religione si devono occupare di stabilire i valori corretti a cui attenersi.

Dunque Bacone ha assunto un ruolo fondamentale nella storia della filosofia perché ha valorizzato la scienza e la tecnologia, capendo che esse permettono un’evoluzione positiva delle condizioni della vita umana. Infatti egli ha affermato che la conoscenza degli uomini è limitata dagli idola (le superstizioni, i pregiudizi, le immagini) e dalla tradizione magica, che Bacone reputa un sapere fantastico, segreto, superstizioso, indifferente al bene pubblico e quindi da respingere. L’uomo deve essere ministro e interprete della natura, ma l’unica via da seguire è la scienza.

 

Personalmente credo che il pensiero filosofico di Bacone sia molto attuale. Infatti egli tratta temi che possono costituire spunti di riflessione in ogni epoca e in ogni luogo.

Anche oggi la nostra conoscenza è spesso viziata da superstizioni e preconcetti. Sebbene non siano più diffuse come un tempo le credenze magiche, tutti abbiamo dei pregiudizi, che ci convincono di cose sbagliate e ci inducono in errore, allontanandoci dalla conoscenza della verità.

Venendo all’argomento principale che ho trattato, il rapporto tra scienza e politica descritto da Bacone ne La Nuova Atlantide, bisogna tener ben presente che le sue riflessioni sono circoscritte ad una civiltà ideale. Sebbene non sia un testo di utopia politica, ma di futurologia, questo libro presuppone una società inarrivabile, lontana dalla realtà concreta. La comunità di Bensalem è un modello di civiltà serena e pacifica, ma non sono tanto la concordia civile e il rispetto reciproco ad essere difficili da realizzare, bensì gli elementi che li determinano: in una società in crisi come la nostra, sembra impossibile pensare ad una ricchezza e un benessere diffusi tra tutti i cittadini.

Concordo con Bacone per quanto riguarda la sua considerazione sulle funzioni della scienza: le scoperte tecnologiche permettono agli uomini di progredire, migliorare e avvicinarsi ad un grado di conoscenza più approfondito, liberandosi di inutili pregiudizi (gli idola baconiani).

Perciò secondo me è fondamentale che ogni società possieda degli scienziati propri, che con le loro scoperte possano far evolvere la condizione dell’intera comunità; ma con il termine “scienziati” voglio intendere non solo coloro che lavorano in ambito scientifico-tecnologico, ma chiunque sia dotato di un sapere specifico che possa costituire un vantaggio per la società. Proprio per questo, al contrario di Bacone, penso sia utile una stretta collaborazione tra scienza e politica: infatti ritengo corretto non svelare le ricerche innovative a tutti gli abitanti per assicurarsi che nessuno possa utilizzarle in modo improprio, ma ritengo anche importante che i politici (ovviamente solo quelli che cercano di raggiungere il bene pubblico, non quello personale) possano trarre insegnamenti da tutto il lavoro eseguito dagli scienziati, in modo da governare meglio, con maggiori conoscenze e consapevolezze, così favorendo una società più organizzata.

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San Tommaso: il rapporto tra fede e ragione

San Tommaso d'Aquino
Tommaso d’Aquino, nato intorno al 1225 e morto il 7 Marzo 1274, è ritenuto uno dei maggiori pensatori del Medioevo. Egli era un domenicano che ispirò la sua riflessione teologica alla dottrina del filosofo greco Aristotele, cercando di conciliarla con la tradizione cristiana.

San Tommaso aveva una concezione unitaria del sapere: riteneva che la filosofia e la teologia fossero due ambiti strettamente connessi.

Ciò contrastava con le convinzioni diffuse in quel periodo, secondo le quali esse erano due attività intellettuali distinte poiché la filosofia spesso si opponeva ad alcuni concetti cristiani; in particolare molte autorità civili ed ecclesiastiche avevano tentato di censurare la dottrina aristotelica, ma ciò ebbe uno scarso successo, dato che essa continuò ad influenzare e affascinare il mondo medievale.

Inoltre bisogna considerare che nel mondo latino, molto più che nel mondo arabo, vi erano numerosi seguaci (tra i quali spicca Boezio di Dacia) dell’averroismo, ossia il pensiero filosofico e scientifico di Averroè e della sua scuola. Esso affermava tra le sue tesi la subordinazione della fede alle verità di ragione (ritenuta l’unico organo idoneo ad acquisire conoscenze scientifiche), l’eternità della materia e del mondo, l’unicità dell’intelletto possibile per tutti gli uomini (definita “monopsichismo”). Molti suoi seguaci però non concordavano con il commentatore arabo a proposito del rapporto fede – ragione, affermando la loro separazione, ma non contrapposizione (in quanto le verità razionali possono essere in contrasto, ma non invalidare le verità rivelate). Gli averroisti latini affermavano il primato della fede sulla ragione e distinguevano i principi, i mezzi e gli ambiti da cui derivavano le conclusioni divergenti. Questa posizione fu osteggiata da molti pensatori medievali come Bonaventura e lo stesso Tommaso d’Aquino, che vedevano in essa il pericolo di cadere in una doppia verità. Quest’ultima è una dottrina attribuita proprio ad alcuni scolastici medievali, secondo la quale devono essere considerate simultaneamente vere una conclusione raggiunta dalla ricerca filosofica e una contraria accettata per fede . Averroè fu a lungo considerato il fautore di questa dottrina, ma in realtà egli sostenne che religione e filosofia hanno funzioni e destinatari differenti: la prima esprime la verità per l’azione e prepara allo studio della seconda, la quale, avendo di mira la speculazione, può riguardare un numero di persone più limitato. Dunque la verità è una sola, ma diverso è il modo di conoscerla.

Il maestro di Tommaso, Alberto Magno, sosteneva la tesi delle autorità, considerando che la fede si basa sulla rivelazione divina, mentre la ragione si può occupare solo di quanto le è accessibile; però egli pensava che si dovesse avere il diritto di studiare anche la fisica e la filosofia aristotelica per capire meglio le leggi che governano il mondo naturale.

Tommaso d’Aquino riconosce che teologia e filosofia partono da premesse differenti, perché la prima inizia la sua indagine e riflessione da verità accolte, a cui si crede per fede, al contrario la seconda analizza fenomeni e concetti evidenti, che si possono raggiungere razionalmente. Egli però ritiene che esse si servano dello stesso metodo scientifico, ossia il criterio aristotelico, per giungere a delle conclusioni; quindi non ci possono essere contraddizioni tra la scienza teologica e quella filosofica, ma nel caso in cui esse esprimano tesi contrastanti, Tommaso afferma che la teologia è superiore in quanto i suoi principi sono infallibili perché ottenuti dalla rivelazione divina, dunque la contraddizione è data da un uso scorretto della ragione, che può arrivare a conoscere da sola esclusivamente una parte dei dogmi affermati nelle Sacre Scritture.

Inoltre secondo San Tommaso la teologia deve fornire un sommo sapere speculativo e pratico, mentre la filosofia ha il compito di dimostrare la non contraddittorietà dei preamboli di fede (come l’affermazione dell’esistenza di Dio, la definizione di esso, dei suoi attributi e l’immortalità dell’anima), deve combattere eventuali posizioni contrarie ad essa e infine chiarire i misteri della fede attraverso analogie e similitudini. Tutte queste funzioni configurano la filosofia anche come una teologia “naturale”.

Dunque egli ritiene che, oltre ad alcuni contenuti religiosi inaccessibili per la ragione umana, ve ne sono altri che essa può arrivare a conoscere e approfondire razionalmente.

Rispetto a visioni tetre, cupe come quella incarnata da San Pier Damiani, il cui centro è la visione religiosa del mondo, la superiorità di essa rispetto ad ogni elemento e il disprezzo delle questioni umane e terrene, Tommaso appare come un innovatore perché egli comprende che non si può credere nell’assurdo, ma che anzi fede e ragione debbono necessariamente collaborare; San Tommaso sostiene dunque il principio formulato da Sant’Agostino “Credo ut intelligam, intelligo ut credam” (“Credo per comprendere, comprendo per credere”). Per questo il teologo domenicano rivaluta il corpo e il mondo terreno.

 

Il rapporto fede – ragione è stato a lungo oggetto d’indagine, analisi e discussione per diversi filosofi e teologi, ma in realtà esso è stato, è e probabilmente sarà un tema di riflessione per tutti gli uomini di ogni periodo storico, anche nella società attuale.

Io penso che questo sia un argomento molto delicato, che coinvolge tutti in prima persona e su cui è difficile, anzi impossibile, trovare considerazioni condivise.

In una società laica come la nostra, la cultura e il modo di pensare stanno diventando sempre più autonomi dalla religione; ciò porta a credere che la teoria esposta da San Tommaso sia difficile da mettere in atto, perché mentre la fede esprime assiomi ritenuti veri per fiducia nella rivelazione divina, invece la ragione si basa, come detto, solo su elementi logici, deducibili dalla diretta osservazione e dall’esperienza di ognuno di noi.

Inoltre personalmente non ritengo che entrambe siano improntate ad un metodo scientifico, perché esso richiede dei principi evidenti e universalmente noti, quindi può esserlo solo la filosofia, la ragione (anche se Tommaso afferma che la teologia è una scienza perché i principi religiosi acquistano un’evidenza speciale agli occhi del credente, anche perché essi derivano dalla conoscenza che Dio ha di se stesso, trasmessa agli uomini attraverso la rivelazione). Poi ci sono casi in cui esse cadono in contraddizione tra di loro, giungendo a conclusioni divergenti; di ciò era consapevole anche Tommaso e, proprio per questo, egli capì che per esporre il suo pensiero era necessario trovare un punto d’incontro per entrambe e conciliarle (e lo fece infatti affermando che anche la teologia è una scienza).

Nonostante ciò, come afferma Tommaso, sia teologia che filosofia cercano di raggiungere conclusioni veritiere e penso che non si possa negare che esse sono in continuo contatto, confronto e si influenzano a vicenda, perché comunque bisogna considerare che la nostra razionalità si trova a vivere e operare in un contesto di tradizioni e usanze fortemente caratterizzate dalle credenze religiose.

L’attualità del pensiero di Tommaso d’Aquino si può riscontrare anche nella lettera enciclica “Fides et Ratio”, promulgata da Papa Giovanni Paolo II nel 1998. In essa egli afferma che “La Fede e la Ragione sono come le due ali con le quali lo spirito umano s’innalza verso la contemplazione della verità”. Con questa metafora, il Papa spiega che fede e ragione non si escludono, ma al contrario si completano e si sostengono a vicenda. Spesso l’uomo tende ad utilizzare una sola delle due ali, trovando poi difficoltà a proseguire nel percorso di ricerca della verità, perché quest’ultima può essere raggiunta solo con il dialogo e l’interazione tra fede e ragione (che da sole risultano incomplete). Il Papa inoltre spiega che inizialmente l’uomo non riesce a trovare risposte razionali alle verità religiose rivelate, quindi è necessario in un primo momento invocare la fede per proseguire successivamente la ricerca della verità con l’intelletto, che è indispensabile per capire le rivelazioni divine, che dunque non vanno accettate, ma conosciute, pensate e analizzate dalla ragione.

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Limiti alla libertà di parola? Inaccettabili!… O forse no…

Oggi studiavo storia per la famigerata simulazione di terza prova. Argomento: primo dopoguerra e fascismo.

Leggendo di quest’ultimo ho iniziato a pensare a che periodo dovesse essere e a come sia stata possibile l’instaurazione di un simile regime.

Facile, mi direte voi: gli oppositori vengono eliminati, si controllano i mezzi di comunicazione e la cultura, si promuovono eventi e organizzazioni che facciano scomparire il singolo a favore di un sentimento collettivo di unione e nazionalità. In sostanza viene a mancare la libertà di parola e quindi non si hanno più diversi punti di vista, l’informazione viene controllata e sottoposta a pesante censura.

Libertà di parola: penso sia questo il concetto-chiave. Al riguardo Voltaire diceva:

Non sono d’accordo con le tue opinioni, ma difenderò sempre il tuo diritto ad esprimerle.”

Credo che siamo tutti d’accordo con lui, no? Le libertà di parola e di pensiero sono dei diritti fondamentali di ogni individuo.

Eppure…

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Non è giusto morire “per sbaglio”

E la storia continua, continua come sempre, va avanti ma in realtà fa solo dei passi indietro. La storia è sempre quella: altre morti innocenti, altre vite spezzate, altro sangue, altro dolore nella terra di nessuno, anzi no quella terra è oramai proprietà della criminalità organizzata, tutto appartiene a loro direttamente o indirettamente.

Comandano loro tutto: questa è la camorra!

Ovviamente non agiscono da soli ma con l’aiuto di gente normale, con persone che possono essere i tuoi vicini di casa, tutti ormai sono assuefatti dal clima che li circonda e ne sono consapevoli.

Molte volte però si da la colpa alla stessa vittima innocente solo perché colpevole di vivere in quei luoghi, solo perché nonostante tutto ama quei posti, ama la sua casa, ama la sua Napoli.

Il 15 ottobre è stato messo un altro nome a quel lungo elenco di vittime “per sbaglio” lui è o meglio era Pasquale Romano, detto Lino, ucciso per errore, per uno scambio di persona cosa che succede spesso in provincia di Napoli.

La storia fa notizia per qualche giorno e poi cala nuovamente il sipario su quei luoghi, su quella gente.

A lanciare un grido di giustizia a nome di tutti è Pasquale Scherillo un familiare di un’altra analoga vittima di otto anni fa. Sono passati ben otto anni dalla perdita del fratello e giustizia non è stata ancora fatta. E ora siamo qui a parlare della stessa vicenda ma con un protagonista diverso, purtroppo.

Pasquale Scherillo però non si è fatto travolgere dall’odio o dal dolore, ha usato quella sete di giustizia per fondare un’associazione a nome del fratello per le vittime innocenti della criminalità organizzata.

Grazie a quest’associazione sensibilizza la gioventù nelle scuole dalle elementari alle superiori, e proprio in quest’ultimo campo che trova la più grande ostilità. Solo con la scuola, la cultura e la saggezza si può ripartire e dare un forte segnale allo Stato, che in queste meravigliose terre c’è gente che chiede aiuto e speranza nella giustizia.

Riguardo quest’argomento i familiari delle vittime non solo non trovano conforto nella giustizia ma anche la Chiesa e in particolare la “strana” omelia del vescovo di Aversa ai funerali di Lino.

Nelle parole del vescovo non compare mai la parola “camorra” sembra che ci sia un macigno troppo pesante e che non si riesce a togliere, è una parola “tabù”.

A mio parere questo masso pesantissimo incomincerà a sollevarsi e a diventare più leggero solo quando finiranno queste morti “per sbaglio”, solo quando la gente per bene quella che abita quei paesi malfamati comincerà a sollevare la testa e a guardare in faccia la realtà e cioè che la gente è molta di più rispetto ai camorristi!

Solo quando si comincerà a pensare in questo modo, i mafiosi avranno paura e si dovranno nascondere perché ormai in minoranza.

 

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Mario Monti la pensa così

Rispondiamogli.

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Riportiamo un bianco alla Casa Bianca

Foto di Jamie Sabau

Quando si discute di Apartheid, sembra di parlare di un fatto lontanissimo, passato e ormai concluso. Ci si limita all’analisi degli eventi con la lettura dei libri di storia, i quali, senza troppa enfasi, mettono in luce qualche nome, come Mandela.

La lotta dei neri d’America avvenuta negli anni Sessanta del secolo scorso, per l’emancipazione, per l’affermazione dalla propria dignità e delle proprie origini, è già stata gettata nel “dimenticatoio”, specie da chi non l’ha vissuta in diretta.

Affrontare superficialmente casi simili di discriminazione, è come condannare tali fatti ad una progressiva perdita di significato e di rilevanza storica, ma prima di questo, significa dare l’impressione di aver portato a termine la lotta al razzismo e di averlo finalmente debellato.

Ma l’avversione per la pelle scura è stata veramente superata? No. Per capirlo, è sufficiente prendere la metropolitana o il tram, dove ci si ritrova a dover scegliere se sedersi o no affianco “all’uomo nero”. Non sono certa se sia meglio definirla paura o ignoranza, ma è manifesta, quasi tangibile, nonostante i tentativi di repressione.

E a conferma di quanto affermato, ecco un fatto avvenuto durante le elezioni del nuovo presidente americano: nella folla di sostenitori ne emerge uno a favore di Mitt Romney con uno slogan a dir poco offensivo rivolto all’avversario Barack Obama.

Lo chiamano Extreme anti-Obama sentiment: la sua notizia ha sconvolto e riempito i siti web, la fotografia è stata condivisa nei social network e su Google è reperibile per oltre 12 mila risultati.

Il colore della pelle diventa un motivo valido per cui un uomo rischia la perdita di una nomina tanto importante quanto quella di presidente, come se essere di colore fosse una colpa, un peccato imperdonabile. Era necessario usare il razzismo come arma? E a quale scopo? Vincere la nomina alla White House.

Quindi, si è trattato di un forte tentativo di convincimento della parte di americani bianchi che avrebbero votato per Obama. Eppure è stato inutile. E’ triste sapere che gli sforzi di tanti uomini neri che in passato hanno tentato di affermare la propria dignità, siano resi vani da un così breve, crudo e senza dubbio incisivo slogan. E’ come scivolare da una parete rocciosa poco prima di essere arrivato alla fine e dover riprendere la scalata dall’inizio.

Tuttavia non importa quanti americani siano stati a favore di una frase discriminante, ma di quanti non lo siano stati. Pensiamo al fatto che, nonostante le difficoltà, “l’uomo nero” abbia finalmente colorato la Casa Bianca.

…we rise and fall together, as one nation, and as one people
Barack Obama


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Il ministro Fornero e la Sla

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