Sogno
Il sogno in fondo amo
che illumina e nasconde.
Ma è un gioco che continua,
con il passar del tempo.
Ritorno dell’uguale,
in ogni tuo momento…
Il sogno in fondo amo
che illumina e nasconde.
Ma è un gioco che continua,
con il passar del tempo.
Ritorno dell’uguale,
in ogni tuo momento…
Ti prego, ti scongiuro
lasciami andare!
Non lo merito nè sono
degno di tale morbo .
Sì, morbo : perchè
ciò che mi affligge
succhia tutte le mie
forze vitali, invade
le mie vene, i miei
pensieri, i miei gesti.
Si serve di questi
per riprodursi, ingigantirsi
ogni giorno che passa.
E’ una strana cosa, come
un atavico istinto maligno
che nasce dall’ io più
profondo, mentre ha una causa
esterna e ben delineata.
Perciò te ne prego, liberami!
Liberami da quella soave vista,
fonte di gioia e di delizia
di dolore e di patimenti.
Troppo tempo oramai
è passato, da solo non
posso vincere una tale forza
che mi strugge l’ anima,
che mi fa odiare,
che mi riduce a suo zimbello
anche se ne sono
pienamente cosciente.
Non voglio più essere
felice per Lei, mentre io
patisco le pene dell’ Inferno.
Tu lo sai, questa tortura
fa sì che l’ unica cosa
importante sia vederla
sorridere, nonostante
io stia scomparendo
giorno dopo giorno,
sorriso dopo sorriso.
Catene sono per me,
prigioniero e schiavo
sofferente di una dura
padrona senza pietà.
Ti prego, Cupido : slegami!
Luca Palma
La colpa forse è mia:
testardo come sempre
credevo che quella scia
svanisse in un istante.
Ti penso ancora lì
assopita e malinconica
un odore di stantio
risuona come una eco.
Non credevo tu patissi
e perciò mi ripropongo,
come mai io feci prima,
di aiutarti a rinsavire.
Guarda, leggi, scrivi,
ridi, piangi, urla, sbuffa,
sogna, credi, soffri, prega :
balla…e tutto finirà.
Luca Palma
Atomi
Roteano veloci
per la città.
Si guardano
ma non si osservano.
Non si curano
dell’ atomo accanto,
respinti dalla sua
carica che credono
opposta, ma che
in realtà è la
stessa per tutti.
Frenesia, viene
chiamata.
Solitudine, dice
il saggio.
Luca Palma
A volte accade
quando meno te l’aspetti:
è un sospiro che cade
soave, neve sui tetti.
Lei siede, tediata,
stanca pel grave lavoro:
chiede di esser ascoltata
da Me, non da loro.
Una parola, un sorriso
e la voglia di fuggir
s’incendia sul dolce viso.
Ma l’incantesimo ratto finisce :
il reo tempo scorre,
il disio fugace svanisce.
Luca Palma
Vagai per i lidi
in cerca di una risposta,
ma ciò che solo vidi
fu che essa è nascosta.
Nascosta non sol per l’ uomo,
ma altresì per la natura,
celata da qualcosa che è d’uopo
allo svolger di ciò che eterno dura.
Dura eppure non lo scorgiamo,
distolti da vane preoccupazioni
divine rationi invano cerchiamo.
Ma la verità è d’altra stoffa:
ciò con cui colmiamo il vuoto
è sol di tal pertugio toppa.
Luca Palma
Il giorno e la notte
due anime di uno
stesso paesaggio che
è di tutti e
di nessuno
Guardarli e capire
che in fondo
siamo in balia
di un Leviatano
che ci divora e che
non da spazio
alle nostre capacità
Anche se
continuiamo a
nascondercelo : il buio
Luca Palma
Il tempo passa ed è difficile capirlo.
Non vedrai mai muoversi la lancetta delle ore.
Accadono fatti, volano parole, suoni, luci e odori
Si alternano in un intreccio invisibile ai più.
Nuvole, sole, poi ancora nuvole e ancora sole
Intervallati da lacrime di un cielo sconfitto.
Facce conosciute che prima o poi cadranno
Nell’oblio di quel tempo che non percepiamo.
Ritornano tra le mani cose che vorresti perdere:
un desiderio che forse non hai
e il tempo passa, inesorabile.
LE LUCI DELLE AUTO
accendono e
spengono
con effimeri riflessi
intermittenti,
l’asfalto lucido e
la ringhiera della
corsia filovie.
Lampioni gialli
brillano
come stelle giganti
oltre i vetri
appannati e gocciolanti
del mio bus.
Lo sciaquìo delle ruote e
il tamburellare
della pioggia
sul tetto
ritmano
il viaggio di
volti mesti ed
umidi.
Un poster della stazione
di Porta Romana
supplica
“Delta:Lasciateci lavorare.”
PRIMA FERMATA
Il motore elettrico comincia a ronzare
sul lungo 15 arancione
fermo al capolinea di Rozzano.
I passeggeri attendono impazienti
nel brusìo,
il conduttore assente.
Una dolce brezza muove le foglie degli alberi
nel caldo, assolato meriggio.
Eccolo finalmente salire
e chiudere di schianto le tante porte.
Un brusco sobbalzo,
e parte il gigante,
con l’usuale
stridìo
di metallo sui binari.
Pali, transenne ed alberi
sfrecciano nel finestrino.
Realtà nuove si susseguono.
Prima fermata.
M.Pigni
Qualcuno deve pur cominciare.
Per non dar l’idea che si debba essere bravi, comincio io: la critica domestica (la più sincera) dice che i miei pochisssimi versi, scritti nei momenti di ispirazione profonda, fanno veramente schifo. Dunque…
Rime
Di corvée è questo il giorno
e mondar devo carote
non mi sto a guardare intorno
ma mi sento un don Quijote
il coltello stringo in man ben fiero
arrendetevi, radici, al mio impero.
Tra i fornelli non ho crucci
sbuccio ben molte patate
che nemmeno il gran Carducci
n’ha si buone mai mangiate.
Tra padelle e polpettoni,
mio maestro sia il Tassoni.
E se altro ho da fare
e la camera da letto
devo ancora rassettare
o pulire il gabinetto,
lieto volo col pensiero
anche nel Celeste Impero.
Sbatto bene il materasso
metto nuova biancheria
e del buon Torquato Tasso
la mia sorte sia men ria.
La mia mente vo’ innalzare
e con l’arte via volare.
Angelo Paganini