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Articoli in novembre, 2010

Paternità nel lavoro

Vi riporto quanto ho letto nella bacheca di una corsia dell’ospedale di Melzo e che mi ha particolarmente colpita. Ognuno degli scritti che viene riportato nelle varie bacheche disseminate per tutto l’ospedale riporta la dicitura iniziale “I sassolini bianchi di Pollicino”.
Paternità nel lavoro

Nel mondo del lavoro di oggi, la responsabilità di chi ha un ruolo di guida aziendale o sociale nei confronti di coloro che collaborano con lui deve essere animata da un interesse educativo.
Chi guida altre persone nel lavoro deve esercitare una paternità che miri a che esse scoprano chi sono e possano vivere con libertà quello che sono.
Non è necessario fare lo psicologo, né l’insegnante; occorre solo fare il proprio lavoro e trasmettere le ragioni per le quali lo si fa in un modo piuttosto che in un altro, con un criterio che viene proposto agli altri, ma non imposto.
A questa paternità si contrappone un atteggiamento opposto: il paternalismo.
Semplificando molto, il paternalista cerca di essere buono, ma vuole affermare se stesso attraverso la propria bontà, invece di affermare l’altro.
L’atteggiamento parternalistico nel lavoro fa in modo che le persone diventino possesso di chi lo esercita. Questo è possibile perché, in fondo, fa comodo.
C’è una connivenza tra il paternalismo e la vita comoda.
L’altro, di norma, è scomodo.
Se trovi qualcuno che ti sprona, che ti sfida, che non ti tratta da esecutore, che ti fa riflettere…
Tutto questo non è così comodo.
La scelta della paternità nel lavoro è molto meno comoda anche per chi la esercita, perché questi deve mettersi in gioco, conoscere le persone, ammettere i propri errori, dialogare.
La scelta della paternità è molto più difficile, ma molto più affascinante, perché ha come conseguenza di far crescere persone piene, interessanti, di creare una realtà dove si vive una certa vivacità, anche attraverso eventuali tensioni e conflitti.

Bernard Scholz (esperto in organizzazione aziendale)

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Le cose semplici

Le cose importanti son quasi sempre semplici. Posson capire anche i bambini.
Così i miei nuovi piccoli alunni di quinta elementare hanno capito quanto sia importante la divisione dei poteri, hanno ragionato sul rapporto tra libertà e partecipazione hanno letto Aristotele.
Hanno espresso il loro pensiero con poche piane parole, da elementari. Ma sono contento e spero che non se ne dimentichino.

Mi piacerebbe tanto se anche gli studenti del mio liceo tornassero ad esprimersi nel blog su queste cose semplici ed importanti

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“Non si può spegnere il fuoco con il fuoco”

Cito le parole di Roberto Saviano di lunedì 15 novembre:

“Una delle cose che può sembrare è che queste storie siano lontane. Sono storie che magari da qui sembrano di un Medioevo lontanissimo. Nulla di più falso. [...] Non pensate neanche un momento che queste siano storie lontane, che siano storie medioevali, un po’ tra terroni, che vivete un po’ così. Non è affatto vero: in quei bunker si decide il destino di questa parte d’Italia, perché le organizzazioni, e soprattutto la ‘Ndrangheta, è al Nord che fanno la parte maggiore di affari. La Lombardia è la regione con il più alto tasso di investimento criminale d’Europa, Milano è la capitale, in questo senso, degli investimenti criminali. Lombarda è l’economia in cui si infiltrano, lombarda è la sanità in cui si infiltrano, lombarda è la politica in cui si infiltrano. [...]”

da “Vieni via con me”, in onda ogni lunedì su Rai3 alle 21.00, condotto da Fabio Fazio e Roberto Saviano.

In seguito a queste parole, unite ad un elenco di appalti nei quali la ‘Ndrangheta si è infiltrata, è iniziata una campagna di critica nei confronti di Saviano che ha osato accusare la Lega e il Nord di essere coinvolti in organizzazioni criminali e “Il Giornale” ha fatto anche partire una raccolta di firme contro Saviano.
Ma anche il quotidiano “L’Unità” ha fatto partire una raccolta di firme, pro Saviano.
Per chi è interessato, qua sotto ci sono i link per l’intervento di Saviano e la raccolta di firme.

per visualizzare il video è necessario disporre del plugin flash per il proprio browser

http://www.unita.it/firme_saviano/

Colgo l’occasione per citare anche le parole che hanno concluso l’intervento di Saviano:

Sento che quando si parla di quest’argomento arriva come una sorta di malinconia finale: cosa possiamo fare di fronte a tutto questo? In realtà non è tutto scuro. Ne stiamo parlando, è già un miracolo. L’esercito di persone che combatte quotidianamente queste organizzazioni non lo combatte con i mitra, si forse anche con quelli, o con la bilancia della giustizia, certo ci sono anche loro, ma lo combatte facendo una cosa soprattutto: facendo bene il proprio mestiere. E’ una delle cose che le organizzazioni temono di più: agire da uomini, agire con dignità, ciò che ci spetta per diritto non chiederlo come un favore. Ogni volta che si sentono questi discorsi lontani, ogni volta che si incolpa solo una parte del Paese come i soliti criminali che ci vengono ad invadere, ogni volta che si dice la frase Si ammazzano tra di loro, ecco si sta facendo un gran regalo. Ogni volta che un telegiornale manipola un’informazione, perché viene condannato il fondatore di un partito e quindi questo deve essere attutito, si sta facendo un favore a loro. Ma quando senti che stai agendo perché queste storie sono le tue storie, quando senti che l’ultimo dei sindaci (e dico ultimo perché è nella parte che ritieni ultima dell’Italia) viene ammazzato perché ha fatto bene il suo lavoro e senti quel sindaco il tuo sindaco, quando senti che queste storie ti riguardano perché ti tolgono la tua felicità, il tuo diritto, rendono te costretto ad andare a chiedere un lavoro, a non avere la tredicesima, costringono te a pagare la casa tantissimo perché queste organizzazioni investono soprattutto nel cemento prendendosi tutto il mercato immobiliare di una grande città, quando senti questo allora qualcosa sta cambiando. C’è una frase di Tolstoj molto bella che dice: Non si può asciugare l’acqua con l’acqua, non si può spegnere il fuoco con il fuoco. Quindi non si può combattere il male con il male. Nel momento in cui ognuno di noi non fa il male sta facendo arretrare loro e sta, forse, sognando una Italia diversa.”

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Serenissimo Berlusconi

DA “il malaffare” di Carlo Alberto Brioschi.

Se quello dei dogi della serenissima fu spesso indicato a esempio di buon governo, va detto in ogni caso che non mancano “eccezioni alla regola”: Agostino Barbarigo, salito al soglio dogale all’età di 66 anni [...]. IL governo di quel doge avrebbe presto rivelato le sue mire di potere, l’amore per lo sfarzo e la cura dei propri interessi privati. Le casse erariali ne risentirono al punto che si resero necessari una diminuzione dei salari statali, la decurtazione delle decime al clero e il varo di un prestito forzoso. Tutto questo mentre in città la prostituzione, il malcostume e la corruzione dilagavano nell’apparente indifferenza del doge che anzi, non mancava di favorire il malaffare e di proteggere amici e parenti.

Non per fare il filosofo… Ma non vi sembra che sia un po’ un certo Doge che c’è ora al governo in Italia?

e non si potrebbe fare pure una ricerca storicistica su questo ripresentarsi della corruzione al potere in italia?

e nel mondo…

l’affezionatissimo al suo liceo scientifico

Federico Montanaro

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Soggettività delle forme

Siamo stati bendati e traportati per un viaggio durato qualche ora fino a un luogo di cui non conosciamo nulla. Veniamo lasciati in un una stanza della quale non sappiamo niente. Aiutandoci con il tatto cominciamo ad immaginare dove siamo finiti. Se pensassimo di vivere lì dentro per il resto della nostra vita riusciremmo ad orientarci perfettamente. Questo perchè dentro la nostra testa avremmo immaginato così bene il mondo intorno a noi da poterci orientare. Quante solo le probabilità di aver immaginato tutti lo stesso mondo? Una volta tolte le bende, ciascuno rimarrebbe sorpreso. Cosa ci garantisce di non essere stati uomini bendati per una vita intera? Chi ci garantisce di non vedere un mondo nostro e personalissimo? Il fatto che siamo tutti d’accordo? No. Anche nella stanza piena di uomini bendati tutti questi si capirebbero fra di loro.
Insomma, la luce che ci arriva potrebbe esserci soltanto utile per localizzare gli oggetti; il resto potrebbe essere frutto della nostra immaginazione. Questo non significa che il mio quadrato sia il tuo cerchio. Non sarebbe possibile perchè non riusciremmo a capirci. Significa che il mio quadrato non è il tuo quadrato. E’ diverso e non lo hai mai visto.

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