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Articoli in ottobre 9, 2009

Anni, secoli, millenni!!! [Cit. Ingegner Cane]

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Abbandonando il mio solito registro, vorrei dirvi che questi, secondo me, non sono altro che millenni di evoluzione buttati nel cesso.

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Le tre metamorfosi di F. Nietzsche

Ho da poco iniziato a leggere “così parlò Zarathustra” di Nietzsche su indicazione della professoressa Acciavatti. Sono rimasta colpita dal prima discorso di Zarathustra, quello sulle tre metamorfosi. Ho visto che è già stato trattato un argomento filosofico (la quinta via di San Tommaso) e allora ne ho approfittato per scrivere anche io!

Riporto prima di tutto il testo:

Tre metamorfosi io vi nomino dello spirito: come lo spirito diventa cammello, e il cammello leone, e infine il leone fanciullo. Molte cose pesanti vi sono per lo spirito, lo spirito forte e paziente nel quale abita la venerazione: la sua forza anela verso le cose pesanti, più difficili a portare. Che cosa è gravoso? domanda lo spirito paziente e piega le ginocchia, come il cammello, e vuol essere ben caricato. Qual è la cosa più gravosa da portare, eroi? così chiede lo spirito paziente, affinché io la prenda su di me e possa rallegrarmi della mia robustezza. Non è forse questo: umiliarsi per far male alla propria alterigia? Far rilucere la propria follia per deridere la propria saggezza? Oppure è: separarsi dalla propria causa quando essa celebra la sua vittoria? Salire sulle cime dei monti per tentare il tentatore? Oppure è: nutrirsi delle ghiande e dell’erba della conoscenza e a causa della verità soffrire la fame dell’anima? Oppure è: essere ammalato e mandare a casa coloro che vogliono consolarti, e invece fare amicizia coi sordi, che mai odono ciò che tu vuoi? Oppure e: scendere nell’acqua sporca, purché sia l’acqua della verità, senza respingere rane fredde o caldi rospi? Oppure è: amare quelli che ci disprezzano e porgere la mano allo spettro quando ci vuol fare paura? Tutte queste cose, le più gravose da portare, lo spirito paziente prende su di sé: come il cammello che corre in fretta nel deserto sotto il suo carico, così corre anche lui nel suo deserto. Ma là dove il deserto è più solitario avviene la seconda metamorfosi: qui lo spirito diventa leone, egli vuol come preda la sua libertà ed essere signore nel proprio deserto. Qui cerca il suo ultimo signore: il nemico di lui e del suo ultimo dio vuol egli diventare, con il grande drago vuol egli combattere per la vittoria. Chi è il grande drago, che lo spirito non vuol più chiamare signore e dio? «Tu devi» si chiama il grande drago. Ma lo spirito del leone dice «io voglio». «Tu devi» gli sbarra il cammino, un rettile dalle squame scintillanti come l’oro, e su ogni squama splende a lettere d’oro «tu devi!». Valori millenari rilucono su queste squame e così parla il più possente dei draghi: «tutti i valori delle cose – risplendono su di me». «Tutti i valori sono già stati creati, e io sono – ogni valore creato. In verità non ha da essere più alcun “io voglio”!». così parla il drago. Fratelli, perché il leone è necessario allo spirito? Perché non basta la bestia da soma, che a tutto rinuncia ed è piena di venerazione? Creare valori nuovi – di ciò il leone non è ancora capace: ma crearsi la libertà per una nuova creazione – di questo è capace la potenza del leone. Crearsi la libertà e un no sacro anche verso il dovere: per questo, fratelli, è necessario il leone. Prendersi il diritto per valori nuovi – questo è il più terribile atto di prendere, per uno spirito paziente e venerante. In verità è un depredare per lui e il compito di una bestia da preda. Un tempo egli amava come la cosa più sacra il «tu devi»: ora è costretto a trovare illusione e arbitrio anche nelle cose più sacre, per predar via libertà dal suo amore: per questa rapina occorre il leone. Ma ditemi, fratelli, che cosa sa fare il fanciullo, che neppure il leone era in grado di fare? Perché il leone rapace deve anche diventare un fanciullo? Innocenza è il fanciullo e oblio, un nuovo inizio, un giuoco, una ruota ruotante da sola, un primo moto, un sacro dire di sì. Si, per il giuoco della creazione, fratelli, occorre un sacro dire di sì: ora lo spirito vuole la sua volontà, il perduto per il mondo conquista per sé il suo mondo. Tre metamorfosi vi ho nominato dello spirito: come lo spirito divenne cammello, leone il cammello, e infine il leone fanciullo. così parlò Zarathustra.

Con queste tre metamorfosi Zarathustra (e quindi il filosofo) mira a far comprendere i passi per arrivare al Superuomo. Ma a mio parere i tre stadi coincidono con momenti della vita umana quotidiana. Quanto volte siamo stati cammelli, leoni o fanciulli?

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E’ DI NUOVO CARNEVALE

Ci risiamo.
Gran numero di assenti oggi, tanto a Noverasco quanto a Rozzano: dove già la settimana scorsa (giovedì 1) si era verificato qualcosa di simile; e sabato 3 ottobre due intere classi dell’ITC si erano date alla macchia.
“Manifestazioni”, si dice; per protestare non si sa con chi e non si sa per che cosa, ma intanto si torna a casa o si va spasso.
Ai genitori si racconta qualche balla, tipo “non c’erano i prof”, o semplicemente “non c’era scuola”, oppure “era inutile entrare perché tanto non c’era nessuno e non si faceva lezione”; o infine “non mi lasciavano entrare” (falso: ero personalmente presente ai cancelli a Rozzano, e a nessuno è stato impedito l’ingresso; a Noverasco ha vigilato allo stesso modo il mio Collaboratore Prof. Paolo Munafò).
Non è la prima volta che intervengo su questo fenomeno che ricorre tutti gli anni in autunno (in maggio, come è noto, anche se cascasse il mondo nessuno si sognerebbe di protestare o scioperare: perché in quel mese si tenta disperatamente di chiudere i buchi e di salvare avventurosamente l’anno).
Voglio ripetere le solite cose a costo di essere noioso: sono assenze ingiustificate anche se c’è la firma della mamma; i genitori devono fare la loro parte e ragionare con i loro figli su questo problema, senza giustificarli; i professori anche quando non c’è nessuno debbono dar per svolta la lezione, e interrogare la volta dopo.
Io ho rispetto del processo di crescita dei ragazzi, nel quale anche qualche forma di trasgressione ci può o ci deve pur stare: e se questa trasgressione consiste in una manifestazione di cittadinanza attiva, di sensibilità per un problema politico o sociale, mi può star bene.
Ciò che non accetto è l’irresponsabile spreco di giorni di scuola per motivi futili o inventati; né tanto meno accetto l’irresponsabilità di chi mi risponde “sto fuori perché stan fuori gli altri”, senza sapere nulla del perché, pensando che nascondersi nel gruppo serva a diminuire la propria responsabilità individuale.
Senza spirito vendicativo, ma per semplice senso di giustizia nei confronti di chi preferisce ancora pensare con la propria testa, e non l’ha ancora venduta a poco prezzo ai venditori di fanfaluche che imperversano nei “social network”, di questi comportamenti ci dobbiamo ricordare al momento opportuno.
Basta con i colpi di spugna e con le indulgenze plenarie; se a questi ragazzi teniamo, chiamiamoli a rispondere delle scelte che fanno; smettiamo di “coprirli” e assecondarli nella loro sciocca pretesa di comportarsi come adulti, ma senza assumere le responsabilità che agli adulti competono.

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