Premiazioni studenti meritevoli agli esami di Stato 2007
Questo l’articolo comparso su il Giorno domenica 20 gennaio 2008: Ecco gli studenti modello.
Questo l’articolo comparso su il Giorno domenica 20 gennaio 2008: Ecco gli studenti modello.
Un blog che mi è piaciuto. É una casa editrice nata tra i banchi di scuola, con editori che quando diventano troppo grandi passano la mano ai nuovi arrivati: La Biblioteca che non c’è
Cari amici,
se la moglie del Ministro della Giustizia fosse arrestata. Se il ministro stesso fosse al centro dell’ennesima indagine della magistratura che gli contesta ben 7 reati.
Se questo accadesse in una repubblica delle banane di qualche continente lontano, FORSE diremmo che è una cosa paradossale.
Ma questo accade oggi, per davvero, e nel nostro paese.
E accade che la nostra classe politica, piuttosto che fermarsi e fare una seria autocritica su quanto accaduto, pensa piuttosto di accusare la Magistratura.
La Magistratura non sarà certo perfetta, ma come mai le accuse arrivano sempre quando la Magistratura colpisce qualche esponente della “casta” politica?
Non è un pò come quel calciatore che quando viene colto in fallo, piuttosto che riflettere sportivamente sulla sua azione, grida “Arbitro Cornuto!” ?
So che voi studenti siete impermeabili agli accadimenti politici.
E non voglio certo dirvi chi abbia torto o ragione in questa vicenda.
Ma certo è che questa ennesima scandalosa vicenda farà dell’Italia uno zimbello agli occhi di tutto il mondo.
Pertanto vi esorto a riunirvi immediatamente in riunione, fra di voi e con i vostri insegnanti, in ogni modo e forma che riteniate opportune, per riflettere su quale futuro questa Italia vi sta preparando.
Davide Currò
So che il mio post ouò sembrare fuori luogo in un momento molto triste per il liceo, ma ci tenevo comunque a scrivere qualcosa di molto importante. Io non conoscevo la prof.ssa Gritti, l’ho solo intravista non più di tre volte in due anni e mezzo, ma ci tengo comunque ad unirmi al dolore che tutti provano per la sua scomparsa.
Quella che scrivo io, comunque non è una bella notizia, per l’uomo e per lo sport: resto sconcertato dalla decisione su Oscar Pistorius da parte della Iaaf: niente Pechino 2008 per Oscar Pistorius, l’atleta sudafricano con due protesi al posto delle gambe; queste infatti sono un vantaggio rispetto ai “normali” atleti. Roba da non credere, ci sarebbe da ridere in circostanze diverse: a questo punto mi rivolgo a te, caro Oscar!
Che stupido sei stato a nascere con una malattia congenita per cui da piccolo hai perso entrambe le gambe! Che stupido sei stato a voler farti accettare dalla comunità dei cosiddetti “normali”, cercando di superare il tuo handicap con delle costosissime protesi!
Che stupido sei stato a illuderti che una società profondamente conservatrice, retrograda e progressofoba, ti accettasse per quello che sei: un diverso, un disabile (per non dire peggio), un malato!
Sei uno stupido! Stupido e basta! Non meriti di avere la fama che hai, che ti sei costruito grazie ai tuoi sacrifici, grazie alla voglia di essere uomo ancor prima che atleta!
Nonostante tutto io ti ammiro ancora, e continuerò a farlo finché avrai la forza di correre, ma soprattutto di urlare contro le discriminazioni.
Il tuo più grande fan
Valentino
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il mio articolo non è nè il primo, nè sarà l’ultimo, in occasione del ricordo e della morte prematura della professoressa gritti.
è stata una notizia che mi ha sconvolto. molto.
con la professoressa gritti di sicuro non sono mai stato un alunno modello. la matematica non solo non mi è mai piaciuta, ma proprio non mi ha mai interessato. inoltre, uno spirito libero come me poco poteva avere da condividere con una persona come lei, ligia sempre all’ordine.
ai tempi del liceo pensavo a lei come una dittatrice, con quei suoi modi bruschi, con le sue spiegazioni velocissime (ma sempre chiare e concise…direi esemplari, dato che anche un caprone come me è riuscito bene o male a trarne qualcosa), il suo essere di strettissime vedute…infatti molte volte con lei ho discusso molto animatamente, in qualità anche di rappresentante di classe.
lei e i suoi pensieri erano il contrario di ciò che mi contraddistingueva…e lo stesso probabilmente pensava lei di me…si lamentava del mio (mancato) studio con me e i miei genitori, ripetendo miliardi di volte che io sarei stato capace di fare molto di più. per andarle contro le davo torto, dicevo che si sbagliava, che non sarei mai riuscito a fare di meglio, nascondendole il fatto che della matematica proprio non me ne fregava nulla. si vedeva chiaramente che mentivo, non sono capace di contare su balle…
nonostante tutto questo, nonostante le avessi dato sempre dei buonissimi motivi per disprezzarmi, per pensare di me come di un fallito, lei mi ha sempre tenuto in considerazione, si interessava spesso al mio rapporto con la musica contestandomi il fatto che amavo un’arte che per il 50% è fatta della matematica che tanto odiavo, le interessava sapere il mio punto di vista su tematiche di attualità e quando tiravo fuori la mia comicità nei modi e nei tempi giusti sapeva anche ridere…ripeto, tutto questo nonostante io abbia fatto di tutto per farmi odiare da lei…
in questi 2 anni che mi hanno diviso dal liceo, con tante mie esperienze, ho appreso con molto ritardo tutte le cose che lei mi ha insegnato scolasticamente e umanamente…così tanto in ritardo che non ho fatto neanche in tempo a ringraziarla e scusarmi con lei…
beata/maledetta adolescenza…
sperando pascalmente che un paradiso esista e sperando che la professoressa gritti sia li…
Pensando a Maria Giovanna Gritti, in questi lunghi anni della sua sofferenza, mi è spesso tornata alla mente questa terzina isolata di Michelangelo Buonarroti:
“Come fiamma più cresce più contesa
dal vento, ogni virtù che ‘l cielo esalta
tanto più splende quant’è più offesa.”
Non amo molto scrivere quello che penso sul blog della scuola, ma purtroppo oggi sento la necessità di farlo per una persona che mi ha segnato molto per il suo carattere forte, grintoso e la sua tenacia ineguagliabile. Ho avuto il piacere di averla come insegnate solo per un intero quadrimestre e per altri pochi giorni dello scorso anno, ma quello che mi ha insegnato non si limita solamente alla semplice nozione di matematica o fisica ma va ben oltre. Il suo era veramente un insegnamento di vita: la volontà di non arrendersi mai, di tener duro, di volercela fare ad ogni costo, di rialzarsi dopo una caduta e continuare a camminare. Chi meglio di lei poteva dirlo. Chi meglio di lei poteva dimostrarlo. E lo ha fatto. L’anno scorso, seppur malata, ha sempre cercato di venire a scuola nei suoi periodi in cui stava meglio, perché “si annoiava a casa”, perché amava il suo lavoro e ci credeva in quello che faceva. Amava stare con i suoi alunni, amanti e non amanti della matematica, dimostrandolo in molte occasioni.
Come dimenticare. La domanda che si fa ad ogni prof all’apertura di ogni anno scolastico. “Prof ci porta in gita?”. Davanti a questa domanda tutti i prof hanno fatto finta di non sentire o di glissarla in qualche modo, ma Lei no. Lei, seppur consapevole della sua malattia e delle cure che avrebbe dovuto affrontare, si è offerta, dimostrando ancora una volta la sua grinta. L’unica. L’unica che in teoria sarebbe stata giustificata da noi studenti per i problemi evidenti che aveva.
Lei, prof, l’unica che mi ha fatto amare veramente quella scienza incomprensibile che tutti chiamano matematica. Ma non sarà solo per questo che la ricorderò.
La stimo e La ringrazio per tutto.
Un saluto affettuoso, dovunque si trovi in questo momento.
Arrivederci, prof.
Michela Zinno
Cercherò di non tingere la prof. Gritti di rosa confetto, lei non lo avrebbe voluto. Non ha mai cercato di apparire diversa da com’era. Era un’insegnante di matematica: tanto amata quanto contestata.
Quando una persona viene a mancare dopo una lunga sofferenza, si dice di non ricordarla com’era negli ultimi momenti, quelli di debolezza, ma nella vita di tutti i giorni. Noi ex-studenti non avremo mai un ricordo di una prof. Gritti debole: non lo era, nemmeno nella malattia.
Ha combattuto sempre con una tenacia invidiabile, chiedendo il massimo da sé stessa prima che dagli altri.
I successi come madre, come nuotatrice e come insegnante sono merito della sua forza di vivere.
La prof. Gritti non ha mai giustificato nessuno, soprattutto se stessa. Se aveva mal di testa, prendeva un’aspirina e veniva a scuola, e se aveva un impegno non lavorativo importante, anche una questione di salute, cercava di sbrigarlo nel suo giorno libero, così da non perdere ore di lezione.
Non portava maschere, evitava fronzoli: sapeva unire senso pratico e personalità. Andava dritto al punto senza troppe cerimonie: uno schifo di compito era e restava uno schifo di compito, perché prendersi in giro? “Il tempo può essere usato in modi migliori – diceva – studiare, leggere, fare sport…”. Io avrei aggiunto dormire, ma lei diceva “dormire è una perdita di tempo!” Dormiva perché si deve dormire, se avesse potuto evitarlo, avrebbe avuto tante altre cose da fare.
La sua schiettezza traspariva anche dal modo di esprimersi, dal suo gesticolare, dall’ironia con cui raccontava i suoi aneddoti familiari. Era una delle protagoniste preferite delle nostre imitazioni.
Pur non credendo nell’autogestione – non ne faceva segreto – era sempre interessata alle motivazioni che ci muovevano.
Era ferma sulle sue convinzioni, ma amava il confronto con opinioni diverse.
Ci spingeva a prendere decisioni e ad assumercene la responsabilità.
Più di chiunque altro ci ha dato esempio dell’importanza di darsi da fare, del combattere sempre a testa alta senza mai perdersi d’animo, anche davanti alle peggiori avversità.
E’ questo l’insegnamento più grande che ci ha dato.
La scomparsa di Giogiò lascia in noi insegnanti un turbamento indefinibile. Non pochi a scuola speravano, conoscendola, se non una vittoria, almeno in un’accettabile compromesso con la
malattia.
Chi più di lei poteva farcela, con la grinta e la determinazione di cui era capace?
Ci ha sorpresi anni fa accennando ai primi segni del male con quella sua capacità di sdrammatizzare.
Il precipitare della situazione in questi giorni ha sorpreso di nuovo chi di noi scommetteva sulla sua prodigiosa forza vitale.
Ci mancheranno i suoi modi aperti e leali, il suo pensiero costante a ognuno dei figli, la sua passione per lo sport, la vita sana e semplice.
Ci mancherà il suo entusiasmo di insegnare le sue materie con quella contagiosa convinzione che fossero così accessibili.
Ci resta il ricordo di onesti e animati confronti, di giorni pieni di sole alla fine degli esami e di successivi segnati dall’angoscia.
Le dobbiamo riconoscenza per averci insegnato la lezione più difficile della vita, quella di continuare a vivere e soffrire a testa alta, con dignità, accettando con coraggio la sorte.
Chi crede, sa che lei continuerà, nella pace ma con l’energia solita, il cammino lungo la semiretta che tende all’infinito.
Ciao Gio’, non hai insegnato solo matematica o fisica, ma un motto che tanto piace a noi sportivi e che nessuno come te ha saputo mettere in pratica:”Non arrendersi mai”. E mi piace pensare che non hai perso, ma se sei dove tutti vogliamo, anche in questa ultima tremenda sfida tu hai vinto. Sei stata e sei un esempio di grande forza! Da dove sei continua a darne ai tuoi studenti, ai colleghi e soprattutto alla tua famiglia. Riccardo
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