Wassily Kandinsky al Palazzo Reale
Entri, e rimani attonito davanti alla grandezza e i colori della Composizione VII, illuminata da piccoli faretti blu elettrico.
Cambi sala, e quasi vieni ipnotizzato dalle figure e dalle linee spezzate ammalianti dello Zig Zag Blanc.
Qui i colori, le forme geometriche, hanno tutti un preciso significato e sono sempre collegati tra loro in modo rigoroso: nulla è affidato al caso.
“Il giallo è dotato di una follia vitale, prorompente, di un’irrazionalità cieca; viene paragonato al suono di una tromba, di una fanfara.”
“L’arancione esprime energia, movimento, e più è vicino alle tonalità del giallo, più è superficiale; è paragonabile al suono di una campana o di un contralto“, e così via per tutti gli altri colori.
Sulle pareti, a grandi caratteri, le parole di Kandinsky:
“Il colore è il tasto, l’occhio è il martelletto, l’anima è un pianoforte con molte corde.”
L’intera mostra è una sorta di labirinto di immagini astratte, di colori vivi, di linee di contorno che sfumano dal nero al blu: un labirinto di emozioni.
Accanto a Kandinsky, trovano posto dipinti di artisti minori, quali Prampolini, Veronesi, Licini, Bassi, Bonini e persino qualche opera del Fontana, sicuramente notevoli ma ben lontane del genio del pittore russo.
Forse percorrere la mostra nel senso inverso, partendo dalle ultime opere fino ad arrivare all’estasi finale della composizione VII, in un continuo crescendo di colori e bellezza, rende tutto ancora più bello.
Insomma, il mio è un caloroso invito a recarsi il più presto a Palazzo Reale.
Non ve ne pentirete, anche se non siete propriamente degli appassionati d’arte ( come me , del resto!).
Greta